Odio gli uomini che odiano le donne (ed anche sulle donne “maschiliste” ci sarebbe da dire…)

Il Malpaese

Nel web, è risaputo, si può trovare di tutto e di più e, di conseguenza, si trovano anche svariati siti dediti al diffondere le parole d’ordine dell’odio contro le donne. 

E spesso sono siti che per diffondere il loro messaggio misogino, e in genere anche omofobo, si mascherano dietro nomi che evocano l’antisessimo. E di conseguenza abbiamo gruppi facebook che dietro il nome “contro ogni violenza in famiglia” veicolano giustificazioni all’omicidio delle donne da parte dei mariti o, per ricordarci che una volta toccato il fondo si può sempre iniziare a scavare, che sono intitolati alla memoria di Stefania Noce, ragazza attiva nei movimenti uccisa dall’ex fidanzato qualche settimana fa, e veicolano infamie nei confronti dei movimenti femministi e antisessisti.

E ci sono anche casi clonazioni di siti web: il sito di Femminismo a Sud, blog di riferimento per molte lotte antissessite, è stato clonato in diverse versioni da personaggi che gettano fango e confusione sulle compagne di FaS, oramai sottoposte ad un…

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Morale

Chi è più “morale”, nel senso di “persona con buoni valori “? Chi accetta regole altrui già preconfezionate e pronte, proclamandole spesso ad alta voce in teoria e trasgredendo poi nella pratica o chi – con impegno, sacrificio, dubbi, a volte anche errori – intraprende la scelta di darsi una propria morale rispettarla, non perché ci siano premi o punizioni per i trasgressori ma perché c’è un giudice non a Berlino ma dentro di sé, detto coscienza?

Ho scoperto che spesso e volentieri le persone appartenenti alla seconda categoria, quelle che ogni giorno si interroga e a volte soffre… Sono le più simpatiche. Almeno hanno fatto la fatica di dubitare, scegliere, affrontare anche le conseguenze. Talvolta è giusto dubitare e persino sbagliare. Niente è meglio di un paio di sane “batoste” per imparare a camminare a testa alta.

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La cattiveria del lunedì

Esistono persone delle quali si può fare a meno, che esistono solo per essere evitate. Tra le mie fortune annovero la conoscenza di alcuni esemplari di questa curiosa specie.

Ragazze glamour in versione “santamariagoretti”, magari un filino modernizzata. Non si difendono da stupratori al grido di “Dio non vuole” ma sono prontissime a tacciare chiunque non gli garbi di aver attentato alle loro virtù.  

A caccia di un principe azzurro munito di carte di credito senza limiti di credito e d’intelligenza con molti limiti, spesso e volentieri – per loro sfortuna – bruttarelle nonostante le spese ingenti (con carta di credito del principe azzurro) in vestiti dal prezzo pieno di zeri.

Ferventi cattoliche, vogliono la croce in tutti gli edifici e hanno il terrore che gli ussari e i cosacchi arrivino galoppando a rubargli le borse Prada e gli Iphone, si sposeranno in Chiesa dopo tanto sesso prematrimoniale e cornetti (ma non quelli che si mangiano) e credono che l’Islam sia la religione dei brutti e cattivi che vogliono distruggere il presepe dei buoni cattolici, che gli ebrei abbiano crocifisso Gesù perché era cristiano (sic) e che Eluana facesse le passeggiatine in giardino e andasse anche in crociera. In effetti spandono molta carità cristiana, soprattutto con i piccoli Rom che fanno mangèl (=fare la questua in lingua romanì) davanti al bolide del principe azzurro fermo al semaforo (uuuh, sono sporchi, rubano i bambini!!!)  e con tutti coloro che non la pensano come loro.

Il problema delle santarelline glamour è che generalmente non pensano.

O meglio, pensano solo a come acchiaare il principe azzurro e svuotargli il conto corrente. E come eventualmente non farsi scoprire in flagranza di corna, specie se interclassiste (Lady Chatterley docet, anche se la piccola, paffuta ingenua Connie è tutto sommato simpatica anche se non eccelsamente intelligente).

La loro fonte di apprendimento quotidiano è la televisione e Facebook, dove hanno una quantità di amici, tutti copiati dal profilo del fidanzato. Sì, perché le sante glamour – a differenza delle pupe glamour normali, che vivono in branchi di 4-5 e svolgono molte delle loro funzioni vitali quotidiane come lo shopping solo collettivamente – non hanno un amico degno di questo nome, eccezion fatta per l’ultimo paio di Manolo Blahnik anche se non ci sanno ben camminare.

Le altre ragazze, si sa, sono pericolose. O ti rubano il principe azzurro, o ti fanno piangere in cinque minuti per la tua ignoranza, magari contraddicendoti quando dici castronerie colossali. O peggio ancora, pur senza spendere in un giorno il reddito mensile d’una famiglia, appaiono cos’ì diabolicamente felici da costringerle a postare cuoricini e messaggi cuoriciosi al moroso con regolarità ossessiva per ricordare al popolo di Facebook la loro posizione.

Meglio rifugiarsi tra le calde braccia del principe azzurro e di tutti quelli che fan finta di essergli amici e amiche, sempre pronti a dire “sì, cara, come sei intelligente, come ti ama, come sei bella, sei proprio fantastica” e poi a sparlare dietro, ma soavemente. E poi loro mai le ruberebbero le Manolo Blahnik.

Ma soprattutto, c’è la televisione. Le veline – loro idoli segreti e venerati con molta più devozione delle comuni santità cattocristiane – sono comunque sempre meno fascinose di loro (glielo ripete sempre il principe azzurro!) e chi s’incazza quando coteste fanciulle vengono trasmutate in ministro è “solo invidioso”.

Dopotutto, anche a loro piacerebbe fare le ministre, avendo le idee ben chiare su tutto o quasi lo scibile umano. Per esempio, sanno cos’è Gomorra di Saviano avendolo visto sullo scaffale delle librerie (ci sono entrate a caccia di DVD romantici) e senz’averlo letto son pronte a stroncarlo perchè “parla male dell’Italia”. Odiano anche Saviano, principalmente per i pochi capelli e perché non fa inchieste gustose come quelle delle Iene. Sono anche pronte a confrontarsi con temi di bioetica (l’aborto proprio no, cavoli, mica puoi giocarti così la possibilità di incastrare il moroso) e filosofia (leggere annoia, loro non hanno mai letto un libro) e di attualità (sono spesso devote a Sarah Scazzi, Yara Gambirasio e le altre).

Amano decantare la propria superiorità morale e purezza, convincendo tutti meno se stesse. Sulla “purezza” in senso hmm diciamo cattolico si può dubitare, ma che siano pure e monde da contaminazioni culturali è assodato e al loro cospetto mi levo il cappello e piego i ginocchi.

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Non chiamatemi “principessa”

Quelli che sembrano Barbie e Ken al di là di strascichi d’acne o pance debordanti. A quelli che si chiamano “amore” e altre cose. A quelli che “ti amo più della mia stessa vita”. E che si abbarbicano l’uno all’altra perché due solitudini magari fanno una compagnia, ma anche no.

E quelle che poi vengono beccate in flagranza di corna, specie in situazioni alla Lady Chatterley, con tutto il rispetto per il povero D.H. Lawrence (vagamente maschilista, ma vabbé, spero proprio che in un post-romanzo ideale il buon Mellors si becchi un ictus che lo lasci mezzo rinscemito e paralizzato come Cliff Chattelery e Connie lo pianti in asso e se la cavi alla grande da sola, magari con un sacco di amichetti occasionali).

E quelli che “pagano come Bancomat” per tenersi stretta la donzella ed evitare sbandamenti extraconiugali?

 Quando sento un uomo chiamare “principessa” la sua donna, mi viene in mente la principessa sul pisello. Che probabilmente oggi avrebbe tradito il principe azzurro nel giro di tre-sei mesi, salvo poi urlare ai quattro venti “è stato lui, mi molesta, mi stalkera, aiuto aiuto!”… o peggio ancora “Lui mi ama più di te, tu non mi dai più attenzioni, mi dai per scontata” un pisello sotto il letto può provocare molti guai, e non solo i lividi della fiaba di Andersen.

Perché essere “principesse”, dopotutto? Attenzione, ragazze, poi arriva la Regina Madre, spesso non entusiasta e tremendamente possessiva, a riordinare gli oggetti in casa, a invadere il frigo con l’orata al forno già pronta per la domenica, ad offrire finta amicizia per sorvegliarti da vicino e a spiarti con quel modino tanto carino del tipo “mah, sarai adatta a mio figlio? Bada che se lo rovini io rovino te, anche se tutto sommato meglio con te che sfigato com’era prima”.

Le Regine Madri e derivati sono, nelle fiabe, personaggi mica tanto simpatici, quindi attenzione qualora la fiaba dovesse avverarsi, c’è sempre un nemico in agguato!

 Il principe azzurro generalmente è un adulto fatto e finito, non necessariamente sosia di Brad Pitt, tendenzialmente mammone, con la mentalità e maturità di quando aveva sette anni, salvo il fatto che adesso usa giocattoli per adulti, dalla magica carta di credito (che ha sostituito il bacio per la pulzella, adesso è bene offrire pegni d’amore più tangibili) a vari altri strumenti che nemmeno la bacchetta magica della fata madrina. Speriamo che nessuna Strega Cattiva (una tipa più avvenente, ad esempio) faccia irruzione nel magico mondo fatato, o la principessa tornerà in fretta Cenerentola.

E Cenerentola, china a lavar le scale perché tanto il principe azzurro (un altro? Be’ le principesse anche se decadute son sempre a caccia di nuovi principi azzurri…. azzurri come l’azzurro di Forza Italia, le cui tendenze politiche in effetti bem si confanno loro) la amerà (e appena portata a casa le metterà in mano il bastone dello Swiffer e protesterà perché la cena non è ancora pronta), per carità…

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Seghe mentali sulle guarigioni mirabolantemente miracolose

Nei miei giri a casaccio per il magico mondo internettiano mi sono imbattuta nell’Himalaya dei soi-disant “guaritori di gay”. Una volta si imponevano le mani per guarire paralitici ed epilettici, ora si praticano terapie di vario genere per “guarire” gli omosessuali, riprogrammandoli – o così ci si propone – come si formatta un PC.

Dopo si presume che l’ex gay si sposi (in Chiesa) con una bella ragazza, generi stuoli di “puttini disegnati da Michelangelo“, frequenti regolarmente la parrocchia per gratitudine a Dio che l’ha guarito (perché questo Dio cattolico non guarisce invece i bambini che in mezza Africa muoiono di polmonite e malaria, per dirne una???) e si impegni strenuamente per “guarire” altri gay, dedicando a ciò la sua vita. E vissero tutti felici e contenti. Problemi di lavoro o famigliari? Neanche a parlarne, evidentemente la divinità guaritrice, in un certo senso, ti fa da assicurazione contro le disgrazie, tutto andrà benissimo, felicità a palate, manca solo un milione in gettoni d’oro.

Mi sembra la versione riveduta e corretta di Lontano dal Paradiso – Far from Heaven, col marito di Julianne Moore che torna a casa pentito e, tra professioni d’amore e fustigazioni, “guarisce” dall’omosessualità e molla magari anche il lavoro per dedicarsi alla più nobile missione di salvare dalla perniciosa gaiezza tanti giovani…

Chissà perché, in tutti i link che promettono di “curare” e riportarti l’amore di Dio, la scientificità è vagamente abbandonata in favore di tanta – ma proprio tanta – religione e di una notevole mole di luoghi comuni. Insomma, Freud e gli altri sono accantonati in favore del rosario (la cui meccanica recitazione evidentemente ha poteri curativi insospettabili, peccato non guarisca anche dall’artrite le nonne che ogni giorno lo ripetono!), degli stereotipi più triti, dell’uomo “maschio” e della donna “angelo del focolare”, lui forte e lei sottomessa, nessuno scambio affettivo possibile se non nella cornice matrimoniale, nessun desiderio di autonomia e indipendenza, solo uno spasmodico bisogno di trovare quanto prima per l’ex omosessuale un marito o una moglie con cui figliare.

Se davvero è possibile “convertire” l’omosessuale in eterosessuale (al prezzo di devastarlo psicologicamente, indurre al suicidio dei giovani, fare violenza psicologica, ecc.) allora perché queste terapie molto poco scientifiche e molto miracolistiche non provano a indirizzarsi verso la cura di ben altre più gravi manifestazioni della sessualità o della personalità?

Rimango sempre scettica sull’ex idolo gay o roba del genere (gli ex gay, perlopiù maschi, sono tutti presuntivamente reduci da una vita sessuale sregolata e promiscua costellata da abusi d’ogni genere: non è che il loro problema riguardava l’incapacità di porsi freni e non la scelta del partner sessuale?) che improvvisamente vuol sposarsi, figliare, pregare e magari guarisce anche “miracolosamente” dall’AIDS o che so io.

Soprattutto: perché tutte le storie di “guarigioni miracolose” si somigliano tanto, passando senza soluzione di continuità dalla dark room (frequentata, peraltro, anche da moltissimi eterosessuali!!!) all’altare con la mogliettina in bianco? Troppo hollywoodiano, per me. Tutto va “troppo” bene, il gay “guarisce”, diventa padre e non sente più attrazione verso altri uomini anzi ancora deve lottarci contro ma Dio è con lui  (a seconda del tipo d’intervista rilasciata)….

Ho diversi amici gay. Nessuno di loro somiglia anche solo lontanamente all’assatanato del sesso e delle droghe che i guaritori dipingono come l’omosessuale medio. Sinceramente mi scoccia pure scrivere “amici gay”, come se esistesse una griglia virtuale in cui incasellare le tendenze sessuali dei propri amici. Forse sarebbe meglio scrivere “ho amici che preferiscono andare a letto con partners dello stesso sesso”. Un paio di loro mi ha aiutata in momenti molto dolorosi e gli devo molto, molto più di quanto non debba ad alcuni uomini eterosessuali e allegramente omofobi e misogini (spesso omofobo fa rima con misogino). Forse i primi potrebbero insegnare ai secondi le nozioni basilari sul rispetto delle donne, sull’amicizia e sulle modalità corrette con cui rapportarsi al prossimo.

Se penso che un mio amico gay è malato, ciò per me significa che la tal persona è a letto col raffreddore. Forse sono malata anch’io, magari soffro di qualche sindrome filo-omosessualista!!! O magari inventeranno una terapia riparativa anche per quelle come me, che oltre a far sesso prima del matrimonio hanno amici di tutte le tendenze sessuali e religiose, amici che convivono e che si sposano e vivono vite atee, incredibilmente felici e spesso utili. Roba da non credere.

Il mio cinismo, dietro ai miracoli esultati, mi lascia intravvedere una realtà diversa e probabilmente più “reale”: finte “conversioni” per evitare scompigli in famiglia, pressioni psicologiche, sofferenza, intolleranza, matrimoni di copertura basati sul chiudere uno o entrambi gli occhi, passeggiate notturne nelle zone equivoche della città, sensi di colpa, ecc.

Le storie felici e dolci come una torta di panna stuccano.

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Earthquake & me

Il venerdì non è venerdì se non lo movimentiamo…

Stavolta, il terremoto l’ho sentito ben benino, s(t)olidamente piazzata a pié pari nel corridoio dell’ufficio. E’ vero, la terra trema, che dico, la Terra sta strisciando su una sterrata sassosa ed irta di sassi in uno stridore di vetri e lampadari. E questa scossa, accidenti, non finisce più.

Duplice reazione.

Uno: oh che paura, me ne andrei volentieri, manco la borsa prendo, manco il cappotto (un po’ di freschetto fuori farà tanto bene). Un istante dopo, i colleghi ed io ci siamo guardati in faccia e, miracolo, la tensione s’è sciolta, tutti rilassati in corridoio a scherzare (vediamo se riprende o se s’è fermato tutto) con gran consumo di sigarette.

Gente per strada, senza cappotto né ombrello, ferma in capannelli chiacchiericci. Mi sono affacciata a salutarli, la paura è passata (le ginocchia si sciolgono e così il riso), adesso si può scherzare.

Il mio piccolo istante da sopravvissuta. Un attimo dopo, metà di noi si affannava su Facebook a commentare “il fatto eccezionale”, ridiamoci su, dai, se in pochi secondi l’arena virtuale è rumorosa di chiacchiere non può essere così spaventoso.

Dopo, tornando a casa, ho potuto vedere un poco di danni, polvere e frantumi di calcinacci, giù in strada.

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Sono sopravvissuta

Talvolta mi capita di essere bastarda. Non solo con gli altri, che poi sarebbe il meno, quanto soprattutto con me stessa.

I miei errori sono i miei peccati di atea e di questi devo portarne il peso o trovare una penitenza idonea, che mi renda una coscienza bianca e pulita come le lenzuola magnificamente profumate e candide che mia nonna, una vita fa, stendeva ad asciugare nel cortile dietro casa. Forse vorrei anche tornare alla bambina che ero all’epoca di quei lontani bucati. Chi di noi non vorrebbe avvisare il bambino che è stato, dirgli che dovrà soffrire, che commetterà errori, che ci sarà chi gli butterà le braccia al collo per trovare così il punto migliore della schiena dove affondare un coltello – metaforicamente ma non tanto e non solo…

Una volta ho creduto ad un bugia e ne ho pagato le conseguenze. Ho accettato che uno psicopatico tentasse di schiacciarmi. Che futuro avrei avuto? Mi diceva che il destino delle donne – quantomeno quello Buono e Giusto perché già sperimentato – è diventare un angelo del focolare” o addirittura una “brava moglie e madre”. Questo voleva fare di me. Questo OSAVA pensare di poter fare di me. La mia volontà non contava, non era prevista, comunque se divergente era SBAGLIATA e DA CORREGGERE. La mia volontà andava “indirizzata” per non dire plagiata.

L’angelo del focolare, la Buona Moglie E Madre paga di fare la serva, eternamente dipendente (economicamente e psicologicamente) dal marito e dai figli nel solito ricatto del “Ti amo/ Ti odio”. L’angelo del focolare, mai libera, mai padrona di se stessa qualsiasi velleità intellettuale o desiderio personale schiacciato da incombenze e doveri, da conserve e pavimenti da lavare, piccole grandi isterie, solitudine.

L’angelo del focolare che “lui” intendeva era la consumatrice di psicofarmaci, la mezza (o tutta, con diagnosi) depressa che tira a campare tra pianti ed urla, tra scenate lacrimose e mattine in cui stentano ad alzarsi dal letto. Ma incatenata a doppia, tripla, quadrupla mandata ai capricci, alle tirannie, ai voleri altrui.

Sarebbe stato troppo anche per una persona con molta più pazienza di me. Quando persone tanto giovani già sfoggiano idee tanto vecchie, insanabilmente passate, vuol dire che sono “nati già morti, di pensare e godere della vita incapaci“. Vivono – o credono di vivere – in epoche passate, delle quali è sciocco nutrire nostalgia.

Quelli che vivono per schiacciare il prossimo, razza diffusa anche se non troppo, comunque dannosa. Generalmente alleati di chiunque offra di “riportare l’ordine” e i sani valori di un tempo, purché offra supporto alla loro debolezza. È la debolezza che li arma, il desiderio di trovare qualcuno, farlo loro, un oggetto completamente loro,qualcosa con cui sfogarsi. I “sani valori” di cui apparentemente si riempiono la bocca sono solo fuffa, fumo negli occhi, qualcosa cui non credono nemmeno loro. Sono esistenze unicamente negative. Falsi anche con se stessi. Pieni di scuse e pretesti, balle e rapidissimi revirement.

Sono stata maledettamente fortunata ad essermene liberata, altroché.

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