Attenzione all’omicida che ti scegli

Evidentemente, Sarah Scazzi non merita nemmeno la “cortesia” di essere protagonista della propria morte, sempreché esista un galateo da applicarsi in questi casi.

Essendo una 15enne, bella e infelice, poco amata e probabilmente troppo sola, ci si aspettava che fosse scappata di casa magari con uno sbandato di un certo livello, possibilmente più vecchio, magari per droga, o quantomeno che fosse finita incinta del tizio sbagliato o altro ancora. Purché fosse qualcosa di torbido, brutto e sgradevole.

Da una ragazzina bella e bionda che si dipinge le unghie ce lo si aspetta. Consolidatissimi pregiudizi caduti sul fertile terreno del “ormai le ragazzine si vendono per una ricarica del cellulare”. Perché “tutti i giovani sono scemi”. E se una 15enne usa Facebook e sorride con gli occhi bistrati, meglio non concederle nemmeno il beneficio del dubbio e decidere che ci sta antipatica.

Meglio interrogarsi se sua cugina facesse sesso con Ivano o se il bello di Avetrana abbia fatto cilecca – e se sì, perché e percome – e fingere di strapparsi i capelli in seconda serata “oh è terribile, facevano sesso senza essere sposati o almeno fidanzati, che perversione, che orrore!” simulando senza troppa convinzione d’essere orribilmente scioccati (giusto gli ospiti di Porta a Porta e qualche forista cattolico possono credere che la gente non faccia sesso fino al matrimonio… siam tornati ai tempi delle spose che salivano vergini all’altare, magari con un po’ di emorroidi per aver fatto “altro” al fine di sposare in bianco ipocrita ehm sappiamo noi perché!!!) e parlare a voce alta, altissima, assordante di Ivano e Sabina, della loro scopatina a salve in auto, delle balle di zio Michele e della sprezzante freddezza di zia Mimina che non tacere per rispetto a chi non c’è più e nemmeno da morta sembra meritare pace.

Dubito che riposi in pace qualcuno sulla cui tomba si agitano fantasmi d’ogni tipo, dai fratelli aspiranti alla scuderia di Lele Mora ai commentatori tv che discutono su che cosa sia un “rapporto sessuale interrotto”.

Se finisci ammazzato da famigliari avidi, curiosi, esibizionisti, che cercano le telecamere come un tossico l’eroina e recitano copioni strappalacrime, sembra quasi tu ti debba scusare d’essere morto e sparire in punta di piedi.

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Dall’altro fronte, invece, c’è chi ha deciso di dotarsi d’una nuova Maria Goretti per accaparrasi un’altra fetta di cronaca nera. Se Sarah Scazzi viene sommersa da un mare di chiacchiere, la povera Yara viene issata sugli altari morali e politicheggianti (quelli che spesso agitano il crocifisso come una bandiera) come una specie di tristissima santa Maria Goretti in salsa padana. Dubito che una sola persona al mondo possa rallegrarsi perché una tredicenne con l’apparecchio ai denti ed il viso ancora tondo dell’infanzia è stata accoltellata e lasciata a morire in un campo ma non stuprata ergo ha preferito morire che peccare, ergo è santa.

Né credo che una donna, caduta vittima di un soggetto che vuole usarle violenza, tema di peccare – pare che in questi casi il più immediato e comprensibile timore sia quello della morte.

Certo, se l’assassino fosse un uomo nero (opportunamente straniero, possibilmente extracomunitario, irregolare, brutto sporco e cattivo, insomma) delle fantasie leghiste, meglio. Una bambina può (deve) morire anziché farsi violentare, sennò è peccato.

Che magari Yara non volesse affatto morire, che fino all’ultimo abbia sperato di salvarsi, che non si sia rallegrata di aver preservato una verginità che in agonia non ti serve affatto ma sia caduta nel panico quando ha capito che sarebbe morta… tutto questo non conta. Meglio immaginarla con in mano palme e gigli di santità che non riversa e piena di sangue, meglio immaginare angioletti in cielo che non brutali scene di violenza. Meglio le filastrocche dei siti dedicati alla memoria di persone uccise, spesso grotteschi (angioletti e bamboline, dialoghi con chi non c’è più, addirittura feste postume di compleanno) che non l’evidenza della cronaca nera – una bambina scomparsa, un cadavere, ricerche mal fatte, il corpo sotto il naso di tutti per mesi nella neve…

Il tutto, immagino, sempreché non si scopra che “il bruto” è “uno dei nostri”. Magari giovane, di buona famiglia, come sempre “bravo ragazzo” eccetera. Uno di quelli con la faccia piatta e pulita, che fa dire a tutti “è un bravo ragazzo” e allora “lei ci stava” e ci son sempre madri che si stracciano le vesti e amici che lo difendono e dicono che non può essere così.

Il carnefice non puoi scegliertelo, ma fa’ attenzione se ti capita di finire ammazzato, perché un certo tipo di omicida ti fa santa martire, uno di ceto più elevato “una che ci stava”.

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About faunita

Voi artisti mI chiamate borghese, e i borghesi son tentati di mettermi in prigione.
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