Earthquake & me

Il venerdì non è venerdì se non lo movimentiamo…

Stavolta, il terremoto l’ho sentito ben benino, s(t)olidamente piazzata a pié pari nel corridoio dell’ufficio. E’ vero, la terra trema, che dico, la Terra sta strisciando su una sterrata sassosa ed irta di sassi in uno stridore di vetri e lampadari. E questa scossa, accidenti, non finisce più.

Duplice reazione.

Uno: oh che paura, me ne andrei volentieri, manco la borsa prendo, manco il cappotto (un po’ di freschetto fuori farà tanto bene). Un istante dopo, i colleghi ed io ci siamo guardati in faccia e, miracolo, la tensione s’è sciolta, tutti rilassati in corridoio a scherzare (vediamo se riprende o se s’è fermato tutto) con gran consumo di sigarette.

Gente per strada, senza cappotto né ombrello, ferma in capannelli chiacchiericci. Mi sono affacciata a salutarli, la paura è passata (le ginocchia si sciolgono e così il riso), adesso si può scherzare.

Il mio piccolo istante da sopravvissuta. Un attimo dopo, metà di noi si affannava su Facebook a commentare “il fatto eccezionale”, ridiamoci su, dai, se in pochi secondi l’arena virtuale è rumorosa di chiacchiere non può essere così spaventoso.

Dopo, tornando a casa, ho potuto vedere un poco di danni, polvere e frantumi di calcinacci, giù in strada.

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About faunita

Voi artisti mI chiamate borghese, e i borghesi son tentati di mettermi in prigione.
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