Piccoli omicidi tra amici, amanti & co.

A leggere un quotidiano o guardare un tiggì, sembra di assistere ad un bollettino di guerra. Al punto che mi domando se siamo davvero un Paese civile. O meglio, se la civiltà non abbia ancora raggiunto certi settori della vita.

Ieri è toccato a Vanessa Scialfa, 20 anni, da Enna. Strangolata per gelosia. Vale a dire per nessun motivo accettabile, ammesso che esista anche solo mezza motivazione “pregevole” o “non così spregevole” per un marito, fidanzato o ex che strangoli, spari, picchi o accoltelli. Se esiste, sono troppo stupida per capire quale sia.

In casi simili – uno ogni due giorni – i tiggì aprono funerei, passano sullo schermo foto sorridenti di tempi che non torneranno più, il vicino di casa dichiara che “li sentivo spesso litigare” (ma s’è fatto i cavolacci suoi) o che “lui era una persona perbene, salutava sempre”, l’amica in lacrime si dispera, talora si vedono anche genitori affranti cui viene chiesto – con un tatto squisito – se siano addolorati, quant’era bella la figlia da viva (se sei brutta fai meno compassione), se gli manca, cosa pensino dell’assassino e se lo perdoneranno.

E poi il commento della voce narrante è quasi sempre quello:

* Lei voleva lasciarlo;

* Lui l’amava troppo e non accettava che fosse finita;

* Tragedia della gelosia/ della follia;

* Disperato perché lei l’aveva lasciato

Ecc. ecc. ecc.

Tutti stigmatizzano sacrosantamente. Qualche bastian contrarioda bar (generalmente ultra sfigato col sesso femminile  e soffocato da madre castrante) dice che “le donne non sanno più stare al loro posto” e rievoca nostalgico i bei tempi andati degli angeli del focoare sfasciati da parti e aborti che cucinavano e incassavano pedate con servile muliebrità. E poi la vittima possa riposare in pace, amen. Dimenticata fino al prossimo bollettino di guerra.

Oggi Vanessa, ieri le altre, domani altre ancora. Sembra che in Italia sia pericoloso interrompere una storia che non funziona: controparte potrebbe aversene a male e allora nove su dieci saranno cavoli tuoi. Tra chi consiglia di portar pazienza, chi avvisa che a far querele e gridare poi si va nelle rogne, tra chi scrolla le spalle e chi suggerisce che potresti averci un po’ di colpa… Be’ sì sono decisamente cavoli tuoi.

La poche volte che i media – di fronte ad omicidi più efferati di altri o in seguito a particolari recrudescenze di quelli che si chiamano “femminicidi” – ne parlano, il tono è a metà tra l’accademico andante (psichiatri funerei, giudici del tribunale per i minorenni dall’aria bonaria che però non si capisce che cappero ci facciano lì) il televisivo spinto  (giornalisti sempreterni che discettano indifferentemente di femminicidi, politica, mafia o calcio, avvenentissime attrici vittime di stalking che come vittime son certo più coreografiche della donna comune e spesso anche meglio tutelate!!!) ed il faceto assai (presentatori galanti con la bella vittima del fan ossessivo-compulsivo, strizzatine d’occhio). Il tutto condito da una generosa spolverata di luoghi comuni “eh ma si sa che l’uomo italiano è geloso“, “va be’ ma la donna, si sa…“, “alzi la mano chi non si arrabbia se viene lasciato”…

Per la serie: che brutta cosa la violenza sulle donne, lo dice anche lo psichiatra, però il maschio latino è geloso ed alla donna sotto sotto piace, quelli che lo fanno sono tutti pazzi e poi insomma, vis grata puellae… no?

Tanto varrebbe non parlarne affatto, a questo punto…

 

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Che mi frega della mimosa?mari

Come da titolo… Chr me ne faccio di in mazzetto di fiori gialli, un poco spampanati e dolciastri o di stantii cioccolatini? O di cene “a prezzo speciale” concino di qualità scadente e fiori appassiti sul tavolo?

Non voglio saperne di spogliarellisti o feste “glamour”.

Il mio glamour è la mia dignità.

Dignità è non dover dire “scusa” ad ogni pié sospinto.

Dignità è non dover chiudere relazioni sentimentali o matrimoni con l’incubo di una condanna a morte virtuale che pende sulle spalle, perché “lui non accettava che fosse finita… Lui non voleva perderla… Lui non accettava che lei avesse un altro“.

Dignità è non sentir dire, dopo che una ragazza è stata violentata e lasciata, quasi morta, in una pozza di sangue fuori da una discoteca, che il rapporto è stato consenziente (se non muori, ci stavi).

Dignità è non sentirsi impartire lezioni di moralità dex ministre e consigliere regionali che “prima” posavano per calendari ginecologici e poi se la tirano da verginelle sprezzanti.

Dignità è trovare un posto di lavoro decente e retribuito (sì, retribuito, niente stages gratuiti) e non mortalmente precario, del tipo “oggi sì, domani no”.

Dignità è poter vivere come meglio credo, senza dover sottostare a regole morali che non mi sono data io stessa e che sono state create qualche millennio fa da un dio che prescrive tra l’altro di lapidare le donne stuprate e sacrificare tori e buoi in certi giorni

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Lot, Sodoma, Gomorra ed altri piccoli amici

Ultimamente gli scatenati difensori del “secondo natura” e dei “retti costumi” riesumano città scomparse millenni fa seppur mai esistite, alias Sodoma e Gomorra.

Per i moralisti, Sodoma era un Gay Pride gigantesco, un calderone del sesso sfrenato – roba da far brillar loro gli occhi… sicuramente di disgusto, vero?!?!

E sempre secondo loro, il “buono” della situazione è tal Lot che, con moglie e figlie, prende su e se la batte. Giusto e santo, che salva le proprie figliole dal pericolo della dilagante corruzione. Anima pia, ecc ecc. La moglie si volta a guardare la distruzionedi Sodoma e mal gliene incoglie, evidentemente il “male” è contagioso e pure letale.

Una bella storia di buoni che si salvano e cattivi puniti. Certo,una povera donna che, per curiosità, finisce trasformata in statua di sale… Fa male pensarci: la curiosità sarebbe peccato? Povera anonima moglie di Lot.

Peccato che…..

1. Di omosessualità o Gay Pride, nella Bibbia, riguardo a Sodoma, non si parla proprio. A Sodoma – a parte un po’ di peccati assortiti – i guai cominciano quando il dio severo, moralista, vendicativo della Bibbia, invia un paio di angeli (dal greco “anghelòs” ossia “messaggero”che i cittadini di Sodoma violentano e/o aggrediscono in massa. Dicesi “stupro di gruppo”, una schifezza peraltro praticata ancora oggi, ma curiosamente non condannata troppo severamente dai moralisti di cui sopra, perchè, a differenza degli angeli inviati a Sodoma, le vittime di stupri di gruppo “hanno provocato”, “hanno indotto in tentazione”, “hanno fatto peccare ecc”;

2. Una volta distrutta, a torto o ragione, Sodoma con tutti i suoi cattivi ma tanto cattivi abitanti, cosa fa Lot il buono? Si legge “giace con le figlie”, ma pensiamoci un po’: un padre giusto e virtuoso che……. Fa sesso con le figlie. Capito???? Volete chiamarlo schifo, incesto, orrore? Un padre si accoppia con le giovani figlie. Perchè serve una “discendenza” ovvero figli maschi (la donna è solo un contenitore, insomma).

A seguire per filone per segno – senza limitarsi agli effetti speciali della città distrutta in un lago di fiamme – questa storia è orribile. Avverto un puzzo di doppiezza che si insinua nella storia del “buono” profumato di santità, come l’odore dei piedi sporchi che filtra dai calzini… Un “buono” che però fa sesso con le figlie. Servono figli maschi. Mah… Nemmeno sotto tortura penserò che è meglio un incesto eterosessuale tra padre e figlia (magari ci scappa il bambino!!!! Che discorsi sono, da Movimento Per la Vita in fase di attacco???) rispetto all’omosessualità, contro cui tuonano – non del tutto inascoltati – moralisti vari ossessionati dal sesso, specie quello altrui.

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Della purezza

Mai avuta particolare considerazione di quella dote sempre – e talora capziosamente – sbandierata e mitizzata di nome “verginità”.

Qualità tutto sommato transeunte per natura (se non ti accoppi, la specie non prolifera ma si estingue… Fatte salve ipotesi di partenogenesi alle quali non credo molto e comunque hanno avuto luogo una volta sola!) e di scarso valore pratico.

Buffo: viviamo in una società ubriaca di sesso. Il sesso è merce, è ossessione, è un finto tabù con cui fingere di scandalizzare soi disant moralisti. Lo vendi a chili, metri e litri e, se sei donna, l’ultima scuola di pensiero mediatica ti propone di investirlo come un buono del tesoro per “fare carriera”.

Scuola di pensiero, peraltro, alquanto maschilista per non dire idiota… A questo siamo arrivati, la donna non ha cervello ma è tutta vagina ed utero e se non “dà” disponibilità sessuale non può pretendere di fare alcunché????

Ma non divaghiamo.

Dicevo, il sesso è onnipresente, peraltro rigorosamente in modelli pubblici e preconfezionati: si fa per accalappiare il riccone, si fa per fare carriera sui genitali del capo, si fa per finire in video cliccati su You Tube. Se poi il riccone all’amo l’hai già preso, allora subentra una soffoconte “purezza” da comare di paesello del dopoguerra: non lo fo per piacer mio, ma per dare figli a Dio.

Non c’è diva scosciata che – magari dopo aver definito “una violenza” l’apparizione su Internet di filmini hot dove proprio “violentata” ed affranta pare non sia – non esalti con toni farisaici le gioie della maternità e della vita famigliare.

Della maternità extra lusso, con diete specifiche per non ingrassare (e lettrici pirla di riviste sceme se la bevono e si torcono le mani!!!) ed “esterne” fotografate col passeggino da 2000 euro e mise finto-casual da 3000 euro, così i paparazzi commenteranno che la tizia è proprio “materna” ed altri orribili vezzeggiativi!!!

Strategie pubblicitarie, sicuramente. Ma nondimeno, orribili. Puoi accumulare scandali sessuali e bungare col presidente: basta un rassicurante pancione e tornerai casta e pura, vergine partoriente, portatrice ed improbabile annunciatrice di “sacri” valori familiari col macho ricco a fianco ed un bel frugolo cicciotto in braccio. Triplo orrore!

Qualche annetto fa, al primo assaggio dello scandalo “bunga bunga” a base di Noemi Letizia ed i suoi diciott’anni col presidente (superfesta di compleanno finale in ristorantone a tante stelle, sfarzoso e decorato sennò non è bello… il tutto peraltro nel devastato hinterland napoletano tra cumuli di munnezza che bruciano e sparatorie…) ci fu chi – giustamente – si domandò cosa ci facesse l’aspirante velina (o deputatessa, per lei fa lo stesso, tanto “ci penserà Papi Silvio” anche se poi di fatto paparino non c’ha pensato per un piffero e la povera Noemi nelle sue ultima apparizioni pubbliche, enfia di silicone e sovrappeso, tutto sembrava meno una rampante giovin donzella lanciata verso improbabili futuri radiosi) alla corte del re Silvio.

E a fronte delle ovvie supposizioni, rivelazioni, si sa ma non si dice, richieste di divorzio con avvertimenti molto pesanti “non posso stare con un uomo che frequenta minorenni” e battute della neodiciottenne “la barzelletta che mi piace di più è quella del bunga bunga” (una spacconeria da ragazzotta ingenua o un garbato avvertimento al paparino, son cattiva io che lo penso???) come non se ne escono gli house-organ della stampa, quelli che ti offrono su pagina patinata la pornodiva redenta, la 12enne madre di due bellissimi gemelli, la diva che magnifica la dieta a base di carciofi e i miracoli di Padre Pio?

… Se ne escono proclamando che la ragazzina è “illibata”. Mica solo “vergine” (che poi è solo un dettaglio anatomico e ancor più mentale, puoi ben essere vergine fisicamente e già “puttana nel corpo e nell’anima”) ma addirittura illibata. Lo dice anche il babbo di lei, evidentemente hanno usanze antiquate in questa famiglia che manda la figlia a far Capodanno con un 70enne. Lei è vergine, non ha manco baciato il finto fidanzato figurante, è molto religiosa (ci siamo, naturalmente: una brava ragagazza “vergine” non può che avere come gran passione la preghiera e il catechismo, se no che brava ragazza è??? Tutte le dive da rivista son devote ai santi!) e vuol salire all’altare pura siccome giglio.

Il tutto, peraltro, nell’anno di grazia 2009. Pochi mesi prima si era, dopotutto, discusso se una donna da vent’anni in stato vegetativo e paralizzata dal collo in giù potesse restare incinta avendo ancora (come dicono le nonne) “i corsi mensili”.

La verginità…. Ma cos’ha questa barriera di tessuto tanto fragile da spaccarsi con un Tampax di così prezioso? Il marchio di fabbrica? Una poco nobile garanzia di “merce fresca” (il che probabilmente spiega perché un tempo tante spose vergini salissero all’altare candida e col velo… e con poco edificanti bruciori a livello posteriore, emorroidi comprese!!!), che cosa?

Vergine vuol dire che “non ha fatto sesso”. Se tanto bastasse a qualificare come “moralmente buona” una persona, saremmo fritti e chiediamo scusa alle donne lapidate per la mancanza del segno visibile, del “marchio di fabbrica”. Il sesso è tanto tanto brutto a meno che non sia fatto per far carriera o sfornare pargoli (dopodiché, magari, l’imene ricresce come ricrescono i capelli e le unghie) e ancora c’è chi crede che “una che non la da” (orribile espressione) sia meglio di una che “la da”. Magari “l’ha data” perché era innamorata del partner, ma che ci fa. Dopotutto, un imene val bene una vita. Tutte le ragazze violentate “ci stavano” o sembrava ci stessero e comunque meglio morta che stuprata (almeno allora ti crederanno e ci sarà pure chi ti elogerà per questo).

O sei vergine arroccata sul tuo imene a difesa, o sei una poco di buono. Ci sarà sempre qualche comare pronta a giurarlo.

Se invece hai bungato e scattato foto simil-ginecologiche, be’ allora sarai pura  non appena dichiarerai ch col tuo “fidanzato” del momento vuoi sfornare puttini. Non serve nemmeno essere una diva. Basta procurarti un uomo coi quattrini che ti dia dignità e automaticamente salirai all’empireo delle “brave ragazze”. Brave, quindi merce di buona qualità. Rispettabili. Orribili rispettabili statutette.

Puah!

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Cos’è la vita

Tre anni fa ci fu chi (avendo sempre ragione senza mai porsi dubbi: che fortuna) strillò che “Eluana è stata uccisa” o “Hanno lasciato morire Eluana” o parlò di condanna a morte.

Che dire…

Non conoscevo Eluana anche se probabilmente ne sarebbe valso la pena e forse l’avrei trovata più simpatica dei tanti suoi sedicenti “amici” che volevano regalarle una “vita” a base di pannoloni e clisteri ogni tot giorni, alimentazione con sondino e preparati farmaceutici, anticonvulsivi, orecchie piagate per il decubito forzato in posizione girata ecc.

Non conoscevo una ragazza cui è stato impedito di morire in pace per un tempo quasi uguale a quello che ha potuto vivere con coscienza di sé.

Conosco però il mio desiderio di vita. E “vita” non è, per me, un letto d’ospedale, un tubo nel naso, pannolini, incoscienza, pii e malintenzionati che mi augurano di restare incinta perché ho ancora il mestruo, no grazie.

Vita è tutto ciò che mi consente di scrivere adesso sulla tastiera, fornicare domani col mio grande amore, mangiare per strada porcate alle ore sbagliate ed ascoltare gruppi rock di senzadio. Vita è quell’insieme di sensazioni miracolose che mi permettono di piangere, soffrire, incazzarmi, sbagliare.

La vita è quella che vivo e non subisco senza nemmeno sapere d’esserci, anima morta in un corpo tenuto a forza in vita.

Odio la violenza e le falsità, maledizione.

Non ho mai avuto paura della morte, nemmeno da bambina. Della non morte, del sopravvivere senza senso, senza la capacità di dire “adesso basta”, del dolore di chi rimane e mi vede andare allo sfascio come una nave abbandonata ai cantieri… questo è uno scenario da incubo.

Chi è “per la vita”, chi la rispetta? Chi t’infila una sonda che pompa preparati farmaceutici (certo non pizza e gelato) nello stomaco? Chi dice che il tuo corpo morto che non riesce a morire ama passeggiare in giardino imbragato ad una carrozzina e che ha conservato i “corsi” mensili e quindi potresti anche partorire (immagino che se la mia vita finisse tranciata in quel modo, diventare nonni sarebbe giusto la consolazione che i miei genitori desidererebbero)?

Rispetto troppo la vita per imporne i pezzi sfasciati a chicchessia, così come io non li voglio per me, se non si possono rimettere più insieme. Tutto, tutto posso accettare, ma che mi sia risparmiata l’umiliazione di finire in quel modo, di finire senza finire.

Rispetto chi preferisce “abbandonarsi” e “sperare nel miracolo”. Ma io ai miracoli non ci credo.

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Distillato di cattiveria

Adoro leggere di nascosto i commenti di persone che odio, rendendomi conto di quanto siano inutili e dedite all’inutile rosichio.

Adoro essere stronza  e sconvolgere chi ben pensa e non ha dubbi con la mia piccola, inutile cattiveria.

Adoro prevedere in anticipo i lieti fini che s’infrangeranno contro il traguardo che altro non era se non uno specchio dove riflettevano le loro chiacchiere fritte e rifritte credendo che fosse il domani.

 

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… Era tanto un bravo figliolo, siora mia!

Pare che la violenza sessuale di gruppo – fenomeno diffuso da sempre e sulla cui inciviltà ed orrore non è il caso di spendere parole superflue – non sia più un reato da “strapparsi i capelli” e quindi tale da richiedere, oltre alle urla ai microfoni di Studio Aperto anche il carcere per quelli che la pongono in essere.

Si potrebbe ritenere, esagerando un po’ ma mica tanto, che ad una parte dei parlamentari la violenza sessuale di gruppo non paia tanto grave. O, più banalmente, che, se come spesso succede è compiuta non dai soliti extracomunitari, bensì da “bravi ragazzi” di “buona famiglia” e come tali dipinti dai vicini di casa… Beh allora, dicevo, non è poi qualcosa per cui stracciarsi se vesti: la ragazza ci stava o dava l’aria di starci e comunque, si Sto arrivando!, l’uomo è cacciatore. Il maschilismo becero giunge infatti a degradare il presunto “sesso forte” a bestia istupidita dal testosterone e capace di violenze inenarrabili pur di giustificare l’ingiustificabile. Piacevoli contraddizioni, se non fosse che gli stupri dei “branchi” sono ben più reali dei deliri dei vari maschilisti complessati.

C’è stupro e stupro, dopotutto.
Se ti violentano “due rom” è uno stupro eticamente accettabile e può anche diventare giusta causa di roghi e spedizioni punitive. Se invece lo stupro non c’è stato (ma un esame ginecologico familiare ha scoperto che hai fatto sesso prima del matrimonio) sei un svergognata.

Se ti violentano in casa, come nella stra-grande maggioranza dei casi (negata spesso dai maschilisti di cui sopra, per cui lo stupro del partner evidentemente non è stupro e le violenze sessuali son sempre inventate salvo che non servano come miccia per dar contro all’uomo nero, i babau degli adulti) o son mozze o chi ti crede, con che faccia affronterai i vicini che sparleranno dietro le porte chiuse, i processi in cui la colpevole sarai tu, le denunce che solleveranno sopracciglia e smorfie ironiche e incredule, le varie voci di benintenzionati buonisti sul dimenticare, perdonare, domandarsi se non è Tua colpa, tua colpa, tua grandissima colpa, il medico del Pronto Soccorso che ti nega la pillola del giorno dopo, l’aggressore conosciuto che sai bene non la digerirà affatto e se lo denunci dopo so’ cazzi e lo sai, c’è chi è capace di “andare in televisione” per dire che non è successo nulla, che lei ci stava, che la vittima è lui.

Lo stupro è riconosciuto come tale se compiuto da un soggetto abbastanza outsider da potergli imputare di aver in qualche modo “rubato” qualcosa che apparteneva ad altri – alla donna, forse, sicuramente al di lei padre o marito, ancor più sicuramente a tutta una comunità. Se a stuprare è “uno di noi” allora l’effetto è paralizzante: davvero succede questo? Ma come può…? No che non può. È stata lei. Lei lo ha provocato. Quelli come noi non lo fanno, e non lo fanno perchè sono come noi e noi certe cose non le facciamo (perchè?).

Mi domando perchè stereotipo voglia che la donna violentata tipo sia quella che va in giro in bui vicoli metropolitani con minigonna e calza a rete (una rappresentazione grafica della vittima come un potenziale oggetto sessuale, abbigliata “da richiamo” che solletica istinti bestiali che i giustificazionisti non provano neppure a porre in discussione) e mai la ragazzetta in jeans (come Yara Gambirasio, aspirante Maria Goretti in salsa padana, semprechè non si scopra che a ucciderla è stato qualcuno “dei nostri”) o la donna anziana, o la bambina, o la figlia, la moglie, la donna disabile, la sorella. La donna comune. La donna. Non “l’oggetto sessuale”.

Lo stupro non ha nulla di sessuale. Non ha a che fare con desideri di piacere o smanie di “congiunzione carnale” e chi lo crede davvero forse forse dovrebbe farsi qualche domandina. Se la vittima di stupro ha provocato sessualmente, allora anche bambine e donne anziane (categorie fragili per definizione) “tentano” con minigonne e giarrettiere come foto e filmati d’archivio e vecchie leggende metropolitane cianciano??

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Temo di essere una lesbica eterosessuale

Dacché ho scoperto il meraviglioso mondo delle “terapie riparative” per l’omosessualità, confesso che ogni tanto mi faccio un giretto ironico sui siti e blog dedicati al problema, per regalarmi quelle sane risate fino al pianto che mai e poi mai devono mancare in una strega.

So di farlo a rischio di “far godere il demonio” (cit.) e della mia stessa anima immortale, ma si sa, la carne è debole e per giunta potrei elencare ben 1058275 categorie di cui cattolici ed altri soi disant pronti salvatori dell’umanità dovrebbero assai urgentemente occuparsi prima di rompere i maccabei a chi fa sesso con persone del proprio sesso.

Comunque… so anche (quante cose so!, che presunzione, specie in una donna!, so anche che 2+2 fa 4 e che le commesse gorgheggianti “in che posso aiutarti??? Se serve chiedi pure…” si preparano a farti stalking commerciale e che tra la Napoli di Gomorra e quella di Un posto al sole una delle due mente e che a guardare Quarto Grado sorge il dubbio che gli assassini siamo noi telespettatori) che c’è chi decide di mettere generosamente il proprio tempo (minchia quanto tempo libero ha certa gente per risolvere aggratise ettamoredei i problemi altrui!!!) a disposizione altrui per spedirlo in paradiso, magari con raccomandata con ricevuta di ritorno e, insomma, certe letture esilaranti m’han dato dipendenza…

Avrei dovuto ricordare che a legger libri di medicina ci si auto-diagnosticano i sintomi di tutte le patologie possibili, dall’appendicite all’apoteosi e che, tutto sommato, lungi dal far ridere le streghe certi trattatelli morali sembrano più replicare concetti vetusti tipo “donna schiava zitta e … ” o “morte ai finocchi” e che cribbio!

Fattostà che su un blogghe cattolico ho trovato elencati (assieme ad una quantità di pippotti psicologicocristiani, vorrei avere a disposizione un generatore automatico, del tipo “cura gli attacchi di panico recitando il paternoster e la celiachia coi Salve Regina e l’emicrania con gli atti di dolore e l’eritema solare con l’Agnus dei“) i sintomi e/o i fattori predisponenti e/o i segnali spia dell’omosessualità femminile, che poi manco è definita tale (noi donne, si sa, una sessualità non ce l’abbiamo salvo quando si tratta di partorire, per il resto siamo corpi sigillati e chiusi al picere) bensì SSA “Same Sex Attraction”, manco fosse una di quelle terrificanti patologie degenerative che ti spediscono in stand-by psicofisico.

1)un’intelligenza superiore alla media 

2)forte sensibilità nei confronti dell’ipocrisia e dell’ingiustizia

3) atletismo

4) attrazione verso interessi stereotipicamente maschili

5) capacità di sentire profondamente e appassionatamente. 

… E voi che credevate che fossero doti preziose! Attenzione! Possono scatenare un “conflitto omosessuale (cit)” così come la cicca buttata distrattamente dal nonno vicino alle sterpaglie scatena un bell’incendio che si pappa tutti i campi!!!

Non sono ipocondriaca (al massimo un po’ di scazzo al primo giorno di ciclo, ben scusabile se hai un tamburo dentro la pancia che ti sfilaccia l’utero battendo battendo battendo e rullando) ma i sintomi della SSA ce li ho proprio tutti (uno me lo attribuisco ex officio con immodestia anticristiana) e a questo punto, vista la mia peccaminosa eterosessualità ben sperimentata grazie anche all’opportuna invenzione a cura della dottoressa Sanger aka pillola contraccettiva non capisco se sono una lesbica eterosessuale, un gay prigioniero nel corpo di una lesbica, un uomo trans incarnato in una donna etero o che cos’altro. 

Ora che ci penso, a leggere questo breve elenco mi accorgo che praticamente TUTTE le donne di mia conoscenza e stima (qualcuna anche felicemente omosessuale… ma proprio felicemente, io tutti questi gay disperati, malati di sesso privi di amore ecc. non li conosco…) sono portatrici sani di SSA. Tutte sisters dentro e non lo sappiamo. Le poche “principesse” e “signorinelle” che ho avuto la sfiga cosmica rara fortuna di conoscere e cui ho potuto ridere in faccia, invece, buon per loro, sono tutte immuni al 100% da questi pericolosi segnali spia. Vedi che tutto torna?

Oppure sono tutte cagate stronzate idiozie parole in malafede. Una donna intelligente e sensibile dev’essere “malata” di SSA o lesbismo o omosessualità (insomma, non le piace il biscotto)??? Tanto poi la curiamo, la mandamo in depressione, la facciamo aver schifo di sé, le imponiamo matrimonio e accoppiamento coniugale (magari con un bell’ex gay) e tutti vissero felici, contenti, depressi, infelici, scazzati, illudendo se stessi…

Tutto sommato però è bello sentirsi un po’ mutante. Ed ora al mio uomo chi glielo dice che sono una lesbica inconscia e dovrò terapizzarmi e fustigarmi?

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Attenzione all’omicida che ti scegli

Evidentemente, Sarah Scazzi non merita nemmeno la “cortesia” di essere protagonista della propria morte, sempreché esista un galateo da applicarsi in questi casi.

Essendo una 15enne, bella e infelice, poco amata e probabilmente troppo sola, ci si aspettava che fosse scappata di casa magari con uno sbandato di un certo livello, possibilmente più vecchio, magari per droga, o quantomeno che fosse finita incinta del tizio sbagliato o altro ancora. Purché fosse qualcosa di torbido, brutto e sgradevole.

Da una ragazzina bella e bionda che si dipinge le unghie ce lo si aspetta. Consolidatissimi pregiudizi caduti sul fertile terreno del “ormai le ragazzine si vendono per una ricarica del cellulare”. Perché “tutti i giovani sono scemi”. E se una 15enne usa Facebook e sorride con gli occhi bistrati, meglio non concederle nemmeno il beneficio del dubbio e decidere che ci sta antipatica.

Meglio interrogarsi se sua cugina facesse sesso con Ivano o se il bello di Avetrana abbia fatto cilecca – e se sì, perché e percome – e fingere di strapparsi i capelli in seconda serata “oh è terribile, facevano sesso senza essere sposati o almeno fidanzati, che perversione, che orrore!” simulando senza troppa convinzione d’essere orribilmente scioccati (giusto gli ospiti di Porta a Porta e qualche forista cattolico possono credere che la gente non faccia sesso fino al matrimonio… siam tornati ai tempi delle spose che salivano vergini all’altare, magari con un po’ di emorroidi per aver fatto “altro” al fine di sposare in bianco ipocrita ehm sappiamo noi perché!!!) e parlare a voce alta, altissima, assordante di Ivano e Sabina, della loro scopatina a salve in auto, delle balle di zio Michele e della sprezzante freddezza di zia Mimina che non tacere per rispetto a chi non c’è più e nemmeno da morta sembra meritare pace.

Dubito che riposi in pace qualcuno sulla cui tomba si agitano fantasmi d’ogni tipo, dai fratelli aspiranti alla scuderia di Lele Mora ai commentatori tv che discutono su che cosa sia un “rapporto sessuale interrotto”.

Se finisci ammazzato da famigliari avidi, curiosi, esibizionisti, che cercano le telecamere come un tossico l’eroina e recitano copioni strappalacrime, sembra quasi tu ti debba scusare d’essere morto e sparire in punta di piedi.

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Dall’altro fronte, invece, c’è chi ha deciso di dotarsi d’una nuova Maria Goretti per accaparrasi un’altra fetta di cronaca nera. Se Sarah Scazzi viene sommersa da un mare di chiacchiere, la povera Yara viene issata sugli altari morali e politicheggianti (quelli che spesso agitano il crocifisso come una bandiera) come una specie di tristissima santa Maria Goretti in salsa padana. Dubito che una sola persona al mondo possa rallegrarsi perché una tredicenne con l’apparecchio ai denti ed il viso ancora tondo dell’infanzia è stata accoltellata e lasciata a morire in un campo ma non stuprata ergo ha preferito morire che peccare, ergo è santa.

Né credo che una donna, caduta vittima di un soggetto che vuole usarle violenza, tema di peccare – pare che in questi casi il più immediato e comprensibile timore sia quello della morte.

Certo, se l’assassino fosse un uomo nero (opportunamente straniero, possibilmente extracomunitario, irregolare, brutto sporco e cattivo, insomma) delle fantasie leghiste, meglio. Una bambina può (deve) morire anziché farsi violentare, sennò è peccato.

Che magari Yara non volesse affatto morire, che fino all’ultimo abbia sperato di salvarsi, che non si sia rallegrata di aver preservato una verginità che in agonia non ti serve affatto ma sia caduta nel panico quando ha capito che sarebbe morta… tutto questo non conta. Meglio immaginarla con in mano palme e gigli di santità che non riversa e piena di sangue, meglio immaginare angioletti in cielo che non brutali scene di violenza. Meglio le filastrocche dei siti dedicati alla memoria di persone uccise, spesso grotteschi (angioletti e bamboline, dialoghi con chi non c’è più, addirittura feste postume di compleanno) che non l’evidenza della cronaca nera – una bambina scomparsa, un cadavere, ricerche mal fatte, il corpo sotto il naso di tutti per mesi nella neve…

Il tutto, immagino, sempreché non si scopra che “il bruto” è “uno dei nostri”. Magari giovane, di buona famiglia, come sempre “bravo ragazzo” eccetera. Uno di quelli con la faccia piatta e pulita, che fa dire a tutti “è un bravo ragazzo” e allora “lei ci stava” e ci son sempre madri che si stracciano le vesti e amici che lo difendono e dicono che non può essere così.

Il carnefice non puoi scegliertelo, ma fa’ attenzione se ti capita di finire ammazzato, perché un certo tipo di omicida ti fa santa martire, uno di ceto più elevato “una che ci stava”.

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Il sesso è la rovina della vita????

Con tutto il rispetto per la piccola Sarah Scazzi, che dire che mi fa pena è poco, ma stasera Porta a Porta supera ogni possibile limite.

Non ci si domanda – che sarebbe anche, al limite, se non interessante,quantomeno pertinente – che cosa, in nome del cielo, possa aver spinto una ragazza di 22 anni, apparentemente serena, a strangolare la cuginetta che fino al giorno prima era la sua “migliore amica”. Né se la gelosia per l’amore dell’Alain Delon di Avetrana possa essere un movente sufficiente per uccidere una ragazzina.

Macché. Siamo tornati al processo di canonizzazione di Maria Goretti o all’asilo Mariuccia o anche peggio. Il punto è sapere – e con i dettagli – se la formosa (!) Sabrina ed il bell’Ivano (sic) LO abbiano fatto. E come. E dove. E con penetrazione e senza e quanto sei durato e perché e percome?

Insomma, se Sarah Scazzi è stata uccisa,chissene.

Il punto è che la sua cugina bruttarella e in sovrappeso s’era presa una scuffia per il bello-e-impossibile del paese, lui probabilmente s’è fatto corteggiare sperando inun fuoco di paglia, lei ci ha rimesso la faccia (e chissà quanti soldi in ricarica telefonica) spedendogli i soliti SMS cretini del caso (“dio Ivano” di qui e  profferte sessuali di lì e addirittura la promessa, per lui, di dimagrire… Sabrì, tu l’avessi fatto prima, il bel giovanotto tel’avrebbe dato, questa storia avrebbe potuto essere ben diversa!!!) e probabilmente inscenando il solito repertorio da innamorata-geisha, dalle mani al pacco in poi.

Il bell’Ivano o se n’è fregato o ha valutato la possibilità (comune a tre quarti dell’umanità che non per questo diventa “viziosa” o pervertita) di rimediarci un paio di scopate senza conseguenze. Capirai. Se poi veramente il bell’Ivano ha o meno fatto sesso con Sabrina e se ha pure fatto cilecca (ammissione che per un giovane 28enne e del Sud, specie se fatta pubblicamente in un’aula d’Assise e a portata di giornalisti e media è con ogni probabilità a dir poco MORTIFICANTE) sono e dovrebbero rimanere solo cavolacci loro. Almeno questo, in una storia dove di privato non è rimasto nulla, almeno questo.

A Vespa ed ai suoi ospiti – il solito kit degli specialisti in cronaca nera, con la giudice donna materna e rotondetta, lo psicologo dal fascino grigio-argenteo, la new entry della criminologa bionda con allure da fotomodella – preme accertare chi ha pasticciato a letto con chi, appioppare ad un anonimo giovanotto di provincia (colpevole, al limite, di aver illuso una ragazzona in sovrappeso sulla possibilità di trasformare una trombo-amicizia in storia d’amore da Facebook, “lo sai che quella cicciona s’è spogliata nuda davanti a quel gran Figo dell’Ivano e a lui ancora un po’ gli si stacca??? Nooo… E dai, quella è tutta matta, s’è mica vista allo specchio???”) patenti di sgradevolezza varie, moraleggiare sullo scadere dei costumi giovanili e, tanto per cambiare, bollare tutti i giovani come scostumati, perversi, acidi, stronzi…. E soprattutto, ribadire che il sesso è la rovinadella vita e tutto ciò che ha a che fare col sesso è sempre tanto, tanto cattivo, il sesso travia ecc. ecc.

Povera Sarah, povero bell’Ivano, povera Sabrina, poveri tutti noi che abbiamo pasticciato a letto o altrove e magari affidato a sms, diari, Facebook,tormenti atrocemente minimi come un ragazzo che ti rifiuta o fa cilecca (e non è che sia tanto carino anche questo!!!), un amorazzo finito male, il bello del gruppo che non te lo da, non gli rizza…

Una ragazza si è resa ridicola davanti a tutto il paese correndo dietro ad un ragazzo che non se la filava. Il giovanotto, sorbitosi la sua dose di sms sporcaccioni, mani al pacco e lagne varie, rimedia una cilecca e fa fagotto. La ragazza (bruttarella, sovrappeso, probabilmente complessata, probabilmente lagnosa e antipaticuzza, fissata con Uomini e Donne e con il trucco pesante) si confida con la cuginetta (pianti, lacrime di mascara e ombretto, sfoghi via FB con le amiche, abbuffate di cioccolato, nutella ed altre schifezze consolatorie, sigarette, naso colante, recriminazioni). La voce fa il giro della piazza com’è peraltro ampiamente prevedibile (giusto Vespa non sa che le storie a base di sesso sono quelle che piacciono) con danno e scorno di entrambi (lui seccato e ferito nella virilità, lei con la reputazione traballina e tutti gli under 30 del villaggio che le ridono in faccia). Sapendo ciò che è successo dopo,  questa è la sola storia piccante che penso a nessuno farebbe piacere ascoltare.

Che tristezza.

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